Anche noi, giovani francescani della Sardegna, abbiamo preso parte all’Agorà dei giovani italiani.

Lo abbiamo fatto in un clima di semplicità e letizia, indispensabile per superare le difficoltà di un viaggio così lungo e faticoso: Michele, Pietro e Nicola in traghetto da Olbia, mentre Maura, Gemma e Cristina in aereo da Cagliari a Fiumicino!

Appena giunti a Loreto abbiamo vissuto fino al 31 agosto il 64° convegno nazionale della Gioventù francescana d’Italia, in cui ognuno di noi si è interrogato sul tema dell’affettività e della famiglia. Un convegno vissuto fra catechesi e testimonianze riguardanti questi temi, entrambi strettamente connessi con la parola “Amore”. Una parola talmente inflazionata da aver bisogno di una pulizia capace di riportarla ad un significato originario, come ha affermato il Papa nell’Enciclica “Deus Caritas est”. Per sottolineare la difficoltà nella ricerca del Vero Amore, il tema del convegno: “Amare come…?” ha avuto una risposta ideale nel tema scelto dalla CEI per l’Agorà dei giovani italiani: “Come io vi ho amato”.

Il Consiglio nazionale Gifra, infatti, ha voluto vivere entrambi questi momenti all’insegna della continuità, come ad evidenziare l’incontro tra le domande dei giovani e le risposte della Chiesa, mediante le illuminanti parole di Benedetto XVI. A tal proposito, portiamo ancora nel cuore la veglia del 1° settembre, in cui il Papa ha risposto (a braccio) alle domande di alcuni giovani che gli chiedevano una risposta ai loro turbamenti. Il Santo Padre ci ha guidato nella riflessione sul brano dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38) per farci comprendere che le nostre paure non sono molto dissimili da quelle di Maria, che rimase turbata al saluto dell’angelo.

Ma non si è trattato di una semplice catechesi, priva di attualizzazioni pratiche: il Papa ci ha fatto comprendere come mai Dio abbia scelto la via della periferia per compiere il suo disegno di salvezza, scegliendo la piccola città di Nazareth, anziché Gerusalemme; scegliendo una casa anziché un tempio; scegliendo una donna semplice e piccola anziché una appartente a qualche grande dinastia. Il Signore ha compiuto questa scelta perché vuole cominciare la sua missione dalla periferia: non a caso Gesù è venuto per annunciare la buona notizia ai poveri (e ancora oggi viene per tutti quei giovani poveri di gioia) è venuto per proclamare la libertà ai prigionieri (e ancora oggi viene per liberarci dagli idoli televisivi). Insomma noi giovani, che molto spesso abbiamo una posizione periferica nei grandi processi decisionali della società (e talvolta della Chiesa) possiamo indentificarci molto bene nelle periferie in cui il Signore sceglie di abitare!

A tal proposito, riportiamo le parole del Papa: “La Terra Santa, nel vasto contesto dell’Impero Romano, era periferia; Nazareth  era periferia, una città sconosciuta. E tuttavia proprio quella realtà era, di fatto, il centro che ha cambiato il mondo! E così anche noi dobbiamo formare dei centri di fede, di speranza, di amore e di solidarietà, di senso della giustizia e della legalità, di cooperazione. Solo così può sopravvivere la società moderna. Ha bisogno di questo coraggio, di creare centri, anche se ovviamente non sembra esistere speranza. A questa disperazione dobbiamo opporci, dobbiamo collaborare con grande solidarietà e fare quanto ci è possibile perché cresca la speranza, perché gli uomini possano collaborare e vivere. Il mondo, lo vediamo, deve essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù di cambiarlo!”

Questo, in sintesi, il senso del mandato che il Santo Padre ha affidato a noi giovani durante la messa finale del 2 settembre. Sarebbe contrario alla parole del Papa e sarebbe quindi un vero peccato (nel vero senso del termine!) pensare che si tratti di un impegno valido soltanto per i partecipanti all’Agorà! Desideriamo ardentemente che queste parole scomodino le false comodità di ognuno, con particolare riferimento ai tantissimi giovani francescani che hanno perso questa grande occasione di incontro e di conversione…

Per il Consiglio regionale,
Michele Spanu